impossibile esprimere pensieri in parole

Il poeta assomiglia al principe dei nembi che pratica la tempesta e se la ride dell'arcere;esiliato a terra in mezzo agli scherni,le ali di gigante gli impediscono di camminare.

martedì, 21 settembre 2004

Un sole d'inizio estate, ci sono nubi in lontanaza, si sentono già i tuoni, quei colli laggiù sono di un verde più cupo. Ma il sole non ha mai brillato così tanto. Stasera mi sento scorrere dentro la vita come una marea, nè triste nè felice, ma entrambe insieme. In realtà sono una farfalla posata su un fiore nell'istante fuggevole in cui schiude le ali per riprendere il cielo.

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lunedì, 13 settembre 2004

Era una sera di pochi giorni fa quando mi sentivo sola, SEDUTA SUL CUOR DELLA TERRA, e lo sentivo battere rassicurante quel cuore sotto i miei piedi. Poi distesa guardavo il cielo e mi trasformavo in una bolla di aria finissima messa lì apposta per assistere al punto di contatto fra l'universo stellato e quel cuore di terra, una linea infinita spessa come un filo d'erba. E intanto pensavo che sulla piccola spiaggia sassosa di Punta Ala splende lo stesso cielo, da lì si vede lo stesso spicchio di luna, quindi esiste un punto di vista per il quale la distanza fra me e quella spiaggia è un punto infinitamente piccolo per cui posso dire anche di essere ancora lì, senza mentire. Perchè in realtà non sono mai tornata, o se sono tornata nessuno si è accorto quanto ho lasciato di me su quella spiaggia, e sulla terrazza del castello dove quando ti siedi e tira vento sembra di essere sull'orlo del mondo..la terra e il mare sono tropppo in basso e sembra e che non esista altro oltre a quel quadrato di piastrelle. Avvolte sento il rumore del mare sugli scogli, perchè io sono ancora là ad ascoltarlo.

Quando non c'è nessuno intorno, le onde del mare fanno davvero rumore? o forse il loro suono si forma nelle nostre orecchie e quando non c'è lì un uomo si infrangono in totale silenzio?

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mercoledì, 01 settembre 2004

Oggi ho delle domande da mettere per iscritto mentre attendo di trovarvi risposta, una in particolare. Una volta persa ogni forma di fede in qualcosa come si può sopravvivere al totale non senso della propria esistenza?  Io posso dire di essere atea, nonostante sia una parola ricchissima di subsignificati datigli dalla storia, nel senso che non credo in nessuna forma di intelligenza ordinatrice, creante o giudicante, e in nessuna vita dopo la morte; allo stesso tempo non ho una fede politica che speso riesce a surrogare quella religiosa e di conseguenza non ho una morale stabile, che abbia la sua garanzia in qualcosa di a me superiore. In quasta situazione non si può che sentirsi un niente nell'universo, un' essere che è per caso, ma che se non fosse non scombinerebbe gli equilibri dell'universo, che non ha uno scopo da raggiungere nella sua vita, un qualsiasi telos a cui tendere durante il suo cammino. Con questi presupposti, come posso iscrivermi all'università in vista di un futuro lavoro che mi permetta di produrre denaro?? Che senso ha alzarsi ogni mattina per inserirsi nel fiume delle occupazioni che forniscono a molti singoli la loro morale del fare tecnico (adempiere correttamente alla propria funzione come lavoratore), come la chiama U. Galimberti? Insomma come si può sopravvivere senza sentirsi sempre sull'orlo della follia? 

Postato da: Kayla_morg alle 20:16 | link | commenti (4) |

lunedì, 30 agosto 2004

Ho appena litigato con mio padre e non so cosa dire.. è inutile che lo sappiano perchè forse ne soffrirebbero, ma io li odio. Non perchè sono un'adolescente "difficile"e loro sono i miei sfortunati genitori, ma perchè ho sempre la sensazione che il loro affetto mi potrebbe essere tolto da un momento all'altro per un qualsiasi motivo, in questo modo loro non mi appaiono come genitori, ma come giudici severi che aspettano vigili che faccia un errore (come farmi sgamare che fumo o iscrivermi all'università di filosofia) per togliermi quel poco di amore che da loro ho ricevuto. E' una sensazione terrorizzante. E poi si chiedono perchè quando sono con loro sembro in gabbia, è normale..vivo metà della mia vita e passo l'altra metà a nasconderla ai loro occhi, a nascondere loro tutti i miei pensieri in modo da non fargli neanche intravedere la vera me che proprio ieri era tanto felice. Perchè non sopporto di essere giudicata, neanche se il giudizio è positivo. Così sono qui nella mia camera chiusa a riccio ad aspettare che se ne vadano per uscire dal guscio, non si dovrebbero stupire che per loro io sia tanto incomprensibile.

Postato da: Kayla_morg alle 12:40 | link | commenti (1) |

domenica, 29 agosto 2004

 Sono tornata a casa alla fine, dopo più di un mese al mare..a Punta Ala, il mio limbo. Ogni volta che arrivo lì ho come la sensazione che sia un'isola staccata dal resto del mondo, nella quale il tempo scorre con ritmi diversi, come dilatati. I ricordi degli inverni sbiadiscono. Questa estate poi è stata meravigliosa in parte perchè ero circondata da compagnie sempre divertenti, ma soprattutto perchè ero felice io (incredibile ironia!) così tanto da dimenticare d'un colpo tutti i piccoli grandi problemi di quest'anno, da non pensare all'università, da guardarmi intorno e vecere sempre una luce strana, che fa brillare le cose. Adesso che sono a empoli tutto sta tornando velocemente alla normalità, nella mia camera poco lontana dal mio amore che forse si è accorto di non essermi mancato molto. Non riesco a non avere nostalgia e non del posto, ma della me stessa che a quel posto è legata..senza timidezza, senza paura degli altri e delle loro critiche, senza quel velo di tristezza che ogni tanto qui mi si posa sugli occhi.

Sono uscita da Punta Ala con una canzone triste che sento cantare ancora dentro di me. Vorrei essere felice di essere tornata, ma non ci riesco e mi dispiace tantissimo per cho so che ne soffrirà.  

Postato da: Kayla_morg alle 15:19 | link | commenti (1) |

domenica, 11 luglio 2004

"Sei felice?" ho avuto voglia di chiedermelo e su questo ho formulato un altro mio piccolo pensiero nell'immensità dell'universo. che cosa significa un domanda del genere, quale assurda presunzione può portare un essere umano a dichiararsi felice? E' la nostra società a presentare la felicità come un dovere morale, e l'infelicità come un peccato così terribile da essere totalmente censurato.

Gli antichi non pretendevano di essere felici, avevano profondamente radicata in loro la sensazione dell'inutilità della vita umana, anche Leopardi l'aveva. Quando è andata totalmente smarrita? Quando è stato che tutti si sono dimenticati di rivendicare il proprio diritto ad essere infelici?

Tutto è inutile, tutto scorre (panta rei), la mia esistenza non ha un senso nè uno scopo se non esistessi non cambierebbe niente. Non è per questo che sono infelice, in realtà non sono infelice. Il punto è che penso di avere il diritto ad esserlo e ad incontrare persone che non si sentano infastidite da questo. Vorrei scoprire una società alternativa nella quale si parla del dolore di vivere senza un motivo e che non ci benda con motivi surrogati, perchè si crea maggiore infelicità nascondendo le lacrime che lasciandole scorrere per poi asciugarle.

Intorno a me vedo troppi sorrisi amari che mascherano lacrime non versate. Qualcuno pianga con me, anche se non so esattamente perchè.

Postato da: Kayla_morg alle 14:23 | link | commenti (3) |

sabato, 10 luglio 2004

ho finito in questo momento un libro bellissimo: Il Dio delle Piccole Cose di Arundhati Roy, che non avrei voluto finire. E' un racconto dalla trama intrecciata in continui salti temporali, i cui protagonisti sono due gemelli e la loro madre nell'india dei giorni nostri. La cosa più bella però è come è scritto, con una prosa che a momenti si trasforma in poesia tramite i periodi di una sola parola ed il susseguirsi di punti che spezzano le frasi comunicando sensazioni invece che concetti.

non so perchè ne sono venuta a parlarne qui, sento la mancanza di qualcuno a cui interessi il fatto che questo libro mi ha troppo emozionato per chiuderlo in silenzio. mi ha lasciato da dire qualcosa di importante che per adesso vuole restare un pensiero girovago nella mia mente, come se in me si fosse formata una piccola onda senza nome e senza un spiaggia su cui frantumarsi. un pensiero in fuga che non ho voglia di inseguire. puro sentimento. non ho parole.

Postato da: Kayla_morg alle 16:09 | link | commenti (1) |

venerdì, 02 luglio 2004

odio le porte accostate e sedermi ad un tavolo senza il muro dietro. odio l'odore dei frigoriferi e le spiagge affollate. odio la noia della mia generazione ed il suo disinteresse. odio il mio essere un po' diversa perchè avvolte è pesante. odio le ragazze che si mostrano come oggetti in vendita, perchè fanno un torto a loro stesse e non se ne accorgono. odio le discoteche, i locali con la musica troppo alta. odio la stupidità presa a modello e ostentata come simpatia. odio le battute volgari e le morali imparate a memoria. odio il sospetto per ciò che è diverso ed ignoto. odio le persone vuote. odio questo nostro tempo impersonale perchè tutte queste cose le vorrei dire guardando negli occhi chi ha tempo per ascoltarle.

odio lui quando non mi capisce e non si fa capire, quando mi ignora e mi critica, quando si dimentica che deve ancora corteggiarmi. odio i miei genitori perchè mi giudicano e non sanno dimostrare affetto. odio mia sorella perchè è gelosa di me e anche se mi fa sentire inj colpa non riesco a volerle bene. odio chi crede di conoscermie di potermi definire. odio me stessa perchè non mi voglio abbastanza bene.e comunque odio il mondo intero, a giorni alterni.

Postato da: Kayla_morg alle 14:31 | link | commenti (2) |

giovedì, 01 luglio 2004

sono fianlmente riuscita a organizzare un po' di vacanza con le compagne di classe di quel liceo che ho appena finitoe forse non mi è bastato. l'amicizia con loro è il risultato del fatto che finalmente qualcuno mi ha insegnato a rapportarmi agli altri con meno assolutezza. nel senso che prima pretendevo di mostrarmi con totale sincerità, adesso, senza usare vere e proprie maschere, cerco di tenermi i miei broncie problemi per comunicare agli altri qualcosa di positivo. oggi ho voglia di ringraziare una parte della mia classe, perchè in realtà le nostre strade non si sono mai unite veramente, ma solo sfiorate per caso, e è molto probabile che non ricapiterà nei prossimi anni, tuttavia loro mi hanno regalato bellissimi ricordi e la maggior parte delle mie risate più sincere. all'inizio non credevo ma quella scuola mi ha fatto conoscere le poche persone amiche con cui veramente mi diverto, le uniche credo che riescono a ridere per due giorni per un paradigma di greco storpiato, e che si prendono in giro in esametri dattilici. la maggior parte delle altre persone che conosco li odierebbe; io so di non poter tenere legato a me un tempo ormai finito, con qualche rimpianto, ma ho voluto loro un gran bene e se questa vacanza sarà un addio, vorrei che fosse il più bello possibile.

Postato da: Kayla_morg alle 13:47 | link | commenti |

lunedì, 28 giugno 2004

non so se userò molto questo spazio per scrivere, infondo non lo sento molto mio. mi manca la carta che si arriccia perchè pigio troppo con la penna e l'alzarmi con le dita doloranti macchiate di blu, mi manca la certezza che nessuno leggerà quello che scrivo senza il mio esplicito permesso e forse un po' mi manca anche come i molti diari scivolano nei cassetti senza ordine per essere presto dimenticati.

di che potrei parlare? non ho voglia di mettere ordine in quel groviglio di pensieri che si nasconde dietro il solito sorriso. in questi momenti non ci vuole un blog, scrivere mi obbliga a guardarmi dentro, ci vuole di danzare in una nebulosa di stelle in modo da sentire l'armonia dell'universo che solo l'alcool può creare oppure di perdersi nel labirinto delle parole che costruisce una canna in cui l'unica cosa sensata è il silenzio. 

Postato da: Kayla_morg alle 12:56 | link | commenti (2) |

 

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